Saturday, May 21, 2005

SPAZZOLOGOS



Ha due nomi, opposti e paralleli.
Uno è greco di suono, una di quelle parole persuasive, che recano con sé tutto l’occorrente per essere comprese (grande lingua, il greco, dove le parole sono cose).
Uno è pedestre e quotidiano, una di quelle parole di necessità, giusto per controllare gli oggetti (sono le cose ad essere parole, talora: etichette che mettiamo sulle cose per addomesticarle, mentre sono le cose che addomesticano noi).
I due nomi non si somigliano per nulla. Uno è un concetto, uno è un attrezzo.

I due nomi sono "Callistemon" e "Spazzolino". L’oggetto che designano è una pianta, una brutta pianta coi fiori a scovolino, rossi, dai quali manca solo che penda un’etichetta di plastica, un logo moplen o pvc.
Ha foglie dure e riottose, il callistemon-spazzolino, fiori come spazzole fitte, rami pelosi. Un tenue, incongruo odore di limone ne completa la natura sospetta, artificiale. Viene dall’Australia, e si sta diffondendo – almeno qui alle mie latitudini – ovunque. Vedo i suoi brutti fiori citrigni e fasulli agitarsi – i rami sono raggiere rissose, divergenti – al limitare di aiuole e giardini, soppiantare con radici affamate la vecchia vegetazione mediterranea, le magnolie, i ficus preistorici, i pini marittimi dalla voce salina.

“Non sono, davvero, spazzolini?” dicono estasiati i proprietari di aiuole e giardini. E se producessero portacenere e scolapasta, magari d’un bel grigio metallizzato, sarebbero ancora più ammirevoli, immagino. Dunque, della pianta è la capacità d’essere altro, che si ammira. Callistemon è il suo essere spazzolino, prima che pianta.

Vivremo tra foreste d’attrezzi che si fanno concetti, o – peggio – concetti che si fanno attrezzi, e popolano i nostri giardini di brutte imitazioni, oggetti presunti, caricature?

Non sono, forse, le cose solo specchi per gli schemi che proiettiamo incessantemente su di esse, chiamandole concetti, attrezzi o spazzolini?
Cosa vediamo, in quegli specchi, affollati di spazzolini?

14 Comments:

Anonymous Anonymous said...

Io nello specchio del categoriale ho scoperto un giorno nientemeno che Dio. E ne ho dedotto che con quel nome - Dio - potevo chiamare il Tempo che dorme (eh sì, perché anche il tempo s'addormenta, se vuole), ma anche una tessera, l'estate, i figli, un bang bang, una chiave inglese, un sacco nero pieno di cose da gettare via. Pioggia.
(il colonnello)

May 22, 2005 10:48 AM  
Blogger laSignoraFranca said...

I nomi sono una questione categoriale. Né più né meno dio.

May 22, 2005 11:14 AM  
Anonymous Effe said...

piante carnivore.
Ci vorrebbero.
E carne da piante.
Per nutrirle.
Una pianta bellissima, che il proprietario, per poterla godere nelle sue infiorescenze, deve nutrire ogni giorno con un pezzo di sé.
Un pezzo piccolo.
Ogni giorno.
Di sé.
Fiori rossi.
Ogni giorno.
Di sé.

May 23, 2005 2:20 AM  
Blogger giorgia_v said...

le cose
prima di nominarle
bisognerebbe sentirle
solo così il loro nome
diverrà l'artefice di una reltà
che non ci è stata imposta
ma che noi stessi abbiamo
scelto, annusato, condiviso

folletto

May 23, 2005 3:38 AM  
Blogger laSignoraFranca said...

Effe, mi piace questa cosa delle piante carnivore, ma mi viene in mente che ogni foglio bianco è una pianta carnivora...

folletto, ci mettiamo una vita a scegliere il nome della nostra vita, e poi è troppo tardi...

May 23, 2005 6:11 AM  
Anonymous bleusouris said...

Anche se assomiglia ad uno spazzolino non mi sembra una brutta pianta, non lo è nessuna perché la vita assume forme straordinarie di bellezza unica

May 23, 2005 11:28 AM  
Blogger giorgia_v said...

oh, signora franca, è molto piùsemplice di quel che si possa pensare: bastano cinque minuti. cinque minuti della nostra vita per sentire qualcosa prima di chiederne il nome.
i bambini piccoli lo sanno fare. gli adulti hanno perso questa spontaneità creativa e passano direttamente ad appellare senza abbracciare preventivamente :)

signora franca volevo dirle che io qua mi sento proprio confortevole. sarà perché è tutta una poesia.. :*

foleto

May 24, 2005 1:33 AM  
Blogger Andy Violet said...

Dunque istrici per pettinarsi

May 26, 2005 4:13 AM  
Anonymous Anonymous said...

maccome si fa adadoperare esperessioni tipo ;" Pini marittimi dalla voce salina". Dico aissei; "come si fa?"
Sono frasi indegne, che fanno male al linguaggio al pino al vento e al mare. Perciò chiederei alla signora franca; Non potesti sciogliere nuovamente l'amo nel fiume del tuo orgoglio ferito, per liberarne la giovane sete , che sola aspetta ancora il segnale tra gli aghi roventi del pomeriggio?
grazie. Ciao k.

May 27, 2005 4:22 AM  
Anonymous Anonymous said...

ma da quanto tempo... Unsu

May 30, 2005 2:29 PM  
Blogger laSignoraFranca said...

istrici per pettinarsi, e un po' di limatura di k per tenere bianchi i denti, i canini, soprattutto...

May 30, 2005 2:33 PM  
Blogger laSignoraFranca said...

Unsu del mio cuore. Mi sento un frattale interrotto, certe volte.
k, ma lo sai che hai ragione. quella voce salina è peggio della soluzione salina. k, mi piaci sempre di più. mi manca, qualche k.

May 30, 2005 3:38 PM  
Blogger Andy Violet said...

Il paradosso è che le metafisiche sono certe proprio per la mancanza di prove, il dato reale è incerto perchè se ne adducono troppe.

May 31, 2005 4:23 AM  
Anonymous Anonymous said...

con lo spazzolino, pulitevi l'interno del cranio, che mi sembra vuoto.

May 18, 2011 6:56 AM  

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