PECCATO

Agli oggetti piacciono le parole.
La sottile matita d'anima minata predilige la parola "reboante": le fa sognare cavità, echi, vibrazioni che la sua natura compatta le nega.
Il frigorifero adora la parola "tropico", le circonferenze di calore che stringono la terra e l'ombra spiovente dei banani.
Il portacenere sogna spesso una catena di lettere sinuose che ondeggiano come dromedari nel deserto: "ambarabàcicicocò". Nessuno lo sospetterebbe, vedendolo così metallico e attaccato al dovere.
Il libro non ha deciso quale parola gli piace. Certe volte, di notte, si guarda in basso e cerca di sbirciare le parole che porta, e anche toccarle: ma sa che è peccato mortale.


33 Comments:
Potrebbe piacergli la parola "trama"?
Oppure: l'aggettivo "vuoto" pensando a se stesso come al libro perfetto...
Siamo al "riciclo" spinto dei post!!?? Io questa l'ho già letta di là e (tra parentesi) era una delle cose che più mi sono piaciute, tanto che me la ricordo ancora. Insomma, o mi paga una piccola tangente o rivelo dove l'ho già letta...
(non sarà mica un'esca, anche questa? Lei da chi altro vuole farsi "scoprire"?
Occorre essere libri immortali per poter trasgredire in santa pace...
Occorre essere libri immortali per poter trasgredire in santa pace...
Occorre essere libri immortali per poter trasgredire in santa pace...
ah sì
Ttto questo detto e non detto.
Che ci fosse un "prima", ne ero certo.
Ora si scopre anche un "di là".
Lei è una reincarnazione, allora.
Un avatar.
(e qui ho capito perhé i libri spesso sono ciechi)
stavo postando un commento allegro, leggero...ma non sono serena in questi giorni e, come poeta, sono troppo fedele alle parole per contraffarle con le persone sensibili. come te.
un bacio e una carezza dal folletto
macramé, sa che al libro potrebbe piacere, una trama macramé (con pieni e vuoti, e intagli nel mezzo).
Mr. Player, non so di cosa parla: il Suo "al di là" è vicino e Lei ha le visioni. Comunque, ho qui pronto un bel talco da miliardario: basterà?
bleusouris, i libri hanno eternità faticose da consumare, tali e quali a noi. impareremo assieme, a trasgredire, ho il sospetto...
Herre Effe, chi non lo è, di questi temp? Il punto è permettersi un anonimato all'altezza delle proprie aspettative... (e comunque io non credo, all'aldilà, almeno quanto lui non crede in me...).
giorgia, le parole sanno quando volare. Affidiamoci. Un pat pat al folletto
Franca, le tue frasi sono irresistibilmente ambigue, ma tu sei franca Franca...e non è un sospetto :)
signora mia Franca volevo dirle che son felice di essere qui,
però mio cugino Ernesto ha detto che poi viene anche lui, cioè,
che poi magari viene anche lui,
perchè sa com'è, lui fa pesare...
noblesse oblige.
Però faccia attenzione che lui potrebbe essere già lì da lei essendo nell'armadio in fondo a destra, quello con le nuvole nelo specchio, ecco,
o con lo specchio nellenuvole che dir si voglia o volglasi o come disse Empedocle:
se c'è, c'è,
ecco.
Dolce bleusouris, è bello quel che mi dici, e mi piacerebbe davvero che fosse così: essere franca restando ambigua.
Gentile cugino di Ernesto, guardi che lo so: lui sta sempre con la testa tra le nuvole, o tra gli specchi. E' un meteorologo narciso (il suo idrovolante va a nuvole), molto amico di Alice. Eggià.
Mi saluti Empedocle.
L'ambigua franchezza di essere Earnest rinfranca
le più elevate Verità si comunicano il più francamente e aderentemente al vero possibile non attraverso un linguaggio logico e cristallino della mente ma quello "ambiguo", sottile e medianico dell'anima, come una frase zen, come una poesia. perché tali verità sono troppo elevate, infinite, per essere comprese nel ristretto schema logico-mentale della mente umana.
essere amnbiguamente franchi è essere poesia. lei è poesia. è ora che qualcuno glielo dica, signora franca.
ilfolletto
Aggiunga un altro talco al budget tangente, la Signora Franca.
Le penne le parole se le tengono strette, diluite nell'inchiostro. Bisogna strappargliele dal becco, strizzandole, strozzandole. Le penne vanno munte e, dopo, di questo ci sono grate - ma solo dopo.
Bandini
Le penne vanno munte,
se non emunte.
A volte son smunte poi,
per l'emozione
vuoi per l'emunzione.
Però Ernesto mi ha detto che il pettine sul letto era sporco e che andava emunto,
ecco
cf05103025
Le devo delle scuse, la Signora Franca. Per fortuna ho letto il suo post "cominciamenti" del 28 gennaio 2005, così adesso mi è chiaro questo fatto del tempo che qui da lei va a ritroso. Pensi un po' che nel lontano dicembre 2003 un blogger (tale sconosciutodituttorispetto, al momento ancora disperso) avrà la sfacciataggine e l'ardire di copiare questo post nel proprio blog, introducendovi appena qualche furbesca variazione. Io, che nel frattempo mi sarò dimenticata dell'origine vera di queste delicate parole (eh sì, la mia memoria non sarà più quella di adesso), mi farò buggerare come una pivellina e sciaguratamente salverò una copia del post a questo indirizzo: http://lalinguaanaso.splinder.com/1071079415#1046100
Si rassegni, Signora Franca: lei ha copiato. Plagiare uno sconosciuto, sebbene di tutto rispetto, è un fatto grave e abominante. Le prove la inchiodano. Si vergogni. Preferisce una nota sul diario o sul registro?
Allora, cara tulipano nero, sappia che accadrà di peggio, in futuro: nel dicembre del 2001, esattamente il 19, la sottoscritta, con un acuminato nick a filo di coltello, copierà ancora questo post - ma i blog non esisteranno più: si sarà passati a un'altra forma, nientedimenoche il forum - a questo indirizzo: http://comatlantide.virgilio.it/coma/cgi-bin/bacheche/scritti/tlist?thread=4963&page=146.
Il tempo, che grande rimescolìo di identità...
(ps: il signor sconosciutodituttorispetto mi consta che nel futuro copierà a mani basse i testi di quel forum)
I post sono davvero postumi, certe volte. E noi siamo certamente i postumi di noistessi, spesso.
Le penne io le faccio ingrassare ben bene, e poi le appendo per la coda - in genere la vigilia di Ognissanti - e le faccio sgocciolare. Non ho mai cuore di dar loro il colpo di grazia, così ho la casa piena di penne smunte che se na vanno in giro senza macchiar nulla.
Ma Ernesto non era calvo?
A questo punto, visto l'imbarazzante (per me) equivoco, anziché appiopparle una nota sul registro, mi vedo obbligato ad offrirle come minimo un caffè. Come dolcificante, le ammannisco volentieri le mie scuse.
Sono davvero dispiaciuto (e infuriato con lo sconosciuto...).
Suvvia, egregio climacus: nessun timore e tremore, né malattia mortale o morale. Accetto il caffè, ma senza dolcificante. E una nota di merito, ma che sia un la.
A questo punto, se non le dispiace, ritornerei nel futuro a correggere le piccole differenze e a cambiare il riferimento alla fonte. Se invece le dispiace, cancellerò tutto il pezzo dal blog.
Mi faccia sapere.
Povera Signora Franca, pubblica una fila di bischerate impresantabili come quelle di quello post, e poi scappa pure fuori il coglione (due) che l'accusa di averle copiate!! da sganasciassi dal ridere.
che a dire la verità io speravo che simili boiate appiccicose fossero roba recente, l’apice insomma, il punto d’arrivo di una carriera alla ricerca del vuoto assoluto,
e invece che ti scopro? Che l’ha scritte diversi anni fa!! come dire ; il peggio deve ancora venire. poveri noi!!
Signora Franca ti pensavo più furba, ma spero comunque che te la godi!
ciaoK.
Scusi, signora mia,
Ernesto mi ha telegrafato, perchè lui telegrafa,
e mi ha detto di portargli su il pennello da barba che l'ha dimenticato sopra l'armadio,lì in quella stanza del cavolo, quella del pettine sul letto.
Lui dice che lì si dorme male, comunque, dice anche che se ne frega del fatto del triciclo spinto e che lui ne ha uno speciale con tre motori in collaudo, ecco.
Adesso vengo lì e lo prendo, scusino l'ora tarda, se no s'incazza, ecco.
Spero che tutto questo ciacolare sia una burla, un tentativo ludolinguisto di riuscire a tenere testa al marchio DOC della parola elaborata dalla SignoraFranca...
Perché, se cosi non fosse, trovo molti interlocutori acidi e inopportuni. E lei Mister K molto ripetitivo, 'ché leggo, dovunque mi sposti, le sue arringhe (potrei dire aringhe dato l'odore di affumicato) sempre uguali a se stesse, quasi che lei non riesca a cucire altri concetti.
Riguardo alla originalità del post, purchè non sia copiato da altri, acquista pregio come il vino vecchio se retro e ante datato rispetto a quello quotidiepostato, visto l'inflazione di posticini postucoli e postriboli (blog a luci rosse) che sgomitano fianco a fianco nell'etere.
Ogni cantina dovrebbe riservare questi post da botte buona, da offrire solo a intenditori dal palato raffinato.
Signor K: Ma al vino non si nega un bicchiere...brindo al suo "pregevole" blog sul cannocchiale.
Zorro
Io non intendo, intanto, tutte ste rogne, per via che sono scemo di natura (per fortuna, dicono in casa, che non capisci un cazzo).
Poi mi dicono anche, però:
Guarda Ernestino! Lui sì che si è fatto strada nella vita con i suoi idrovolanti, un giorno di qua, uno di là, vede il mondo e fa soldi con le mummie cinesi!
Lui ha anche un triciclo, che non ricicla ché ci ha una ruota rotta, orca, poi magari me lo regala.
Perdida la fama, perdida...
Perdida la idiosincrasia de una metropoli,
Là, donde senti girare la grande predica...
E ride!... prenda questa che ne ho già
Venduti mille uguali che è un successo,
Che è un successo... no, mister... nella
Grande predica, nella grande ruota che
Gira in mezzo al mondo... a spintoni
Internet dicono forse a ragione, è una fogna, ma se non altro ci pone tutti di fronte al problema dell’identità. siamo sempre a chiederci “chi è che scrive”, e il bello è che per cercare un riferimento alle lettere di cui siamo fatti, non abbiamo che il misero appoggio altre lettere, segni ortografici maiuscole minuscole, puntini. Io, nella ma identità da internauta, rintracciabile con il nick “k.” sono stato a volte accusato di essere “altro”, altro nick, altro lettera, altro segno. e di agire ( scrivere) per conto di esso. Non so che dire, non possiedo un blog, non sono registrato non mi è mai piaciuto registrarmi. scrivevo tempo fa sui forum di Clarence, adesso sono chiusi. Mi è rimasto il vizio e allora scrivo dove posso girando per blog, ma poco a dir la verità, e su pochi blog. Non so se le cose cui si riferisce Elisabetta le o scritte io, e non so a cosa alludeva Zorro, ed è inutile che adduca laltri segni ortografici. io sono io, ma un evento poi non è.
Ma com’è bello parlare di se stessi, invece tornando a “peccato” delle signora Franca vorrei dire , che cavolo c’entra la parola reboante con il lapis, non l’ho proprio capito. senza contare che la matita è composta proprio da una cavità, maremma cane, ma dove l’hai vista la natura compatta ce lo dovresti aspiegare!!!
ciao k.
il fatto è
il fatto è che se c'è un peccato deve esserci un'assoluzione, cioé un divenire "assoluto".
Un peccato assolto è un peccato assoluto, e non soggiace a tempi e luoghi.
Qui, là, adesso, o prima.
Fate queste distinzioni voi, che non siete ancora redenti.
ah, sei tu. :-)
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