OMBELICHI

Dialogare sui - tra i - blog.
Non so mai se replicare a un commento nel mio blog o nel blog di chi il commento ha postato (in questa parola, che retrogusto di "dopo", postremo, postumo: ma il blog non è un rotolo che si srotola in avanti? non è invece la scrittura che va inumando ciò che fa affiorare, via via? non è la scrittura a essere sempre postuma?).
La questione non è di solo galateo. E' di sintassi del dialogo. Se vengo da te a rispondere, il mio movimento è parte della risposta. Se rispondo qui "da me", è l'attesa del tuo movimento - presupporlo e prefigurarlo - che entra nel mio dis-corso.
Ma qui sto ferma sul mio ombelico o vado dis-correndo in giro?
Peraltro il mio ombelico è più che soddisfacente: rotondo, appena incavato, solo un accenno di antiche torsioni nel fondo. Un nodo perfetto. Il nodo con cui sono stata confezionata e chiusa - ma consegnata - all'esterno, al non-me.
Che il Web sia una rete tra ombelichi?


27 Comments:
Alcuni blog-ombelico sono inclusi nella rete. Altri sono ombelico e basta, profondi uguale, ma meno visibili. Mi pare, la mia, una dichiarazione un pò troppo lapidaria, però. Ammorbidisco il tutto con un sorriso. Unsu
Mi è molto piaciuta questa riflessione sul movimento, l'attesa, l'estroflessione, del rispondere, del commentare. Io sono per "l'attesa del movimento", cioé quel rispondere che mi costringerà a tornare da te per sapere la risposta (lo chiamerei "modello Sfinge").
Basta non fare del proprio ombelico il proprio obelisco (e non mi sembra sia il tuo caso). Questa dell'essere confezionati attraverso l'ombelico mi ricorda qualcosa, ma non saprei dire dove ho sentito qualcosa di simile.
saluti quaresimali
Non è la parola che seppellisce se stessa, è la mancata lettura della parola che seppellisce la propria parola
Contorsionismo linguistico o ditirambo Signora Franca? Visto che ha un bell'ombelico perchè non prova a fare una danza del ventre?
Orifiamma
Monsieur Player, in ossequio al "modello Sfinge" - ovvero tornare proprio lì, appena fuori dalle sette porte - rispondo qui: mi scopro, nella blogsfera, a fare movimenti che vorrei capire (anche se, vedo, comunque tengono i muscoli in allenamento), potrebbero servire ad altre parti di me.
D'altronde, il linguaggio in buona misura è oscillazione. L'ombelico è un gran bel baricentro. Che poi è una sorta di obelisco rovesciato, seppellito dentro, come una radice. Grazie per la quaresima: ce n'è un gran bisogno, come del rumore di fondo...
ps: che nome dare all'altro modello? ci penserò, ci posterò qualcosa.
Bleusouris, mia cara, la parola semmai è una vanga, ma la scrittura seppellisce. E' il suo divino paradosso: inumare ciò che va scoprendo, suscitando. La mancata lettura è un atto mancato, toglie possibilità al cortocircuito, è fuori dalla nostra portata come dio, eventualmente.
Orifiamma (bellissimo nome), apprezzo molto i ditirambi, in sugo di capretto, magari. Quanto alla danza del ventre, che diamine, ho aperto un blog perché non sopportavo di vederla fare solo agli altri! Dolce notte.
Unsu, dopo una serie di meditazioni mi viene in mente che gli ombelichi come li pensi tu sono stelle: alcuni brillano, inchiodati al loro posto, altri sono buchi neri, pure introflessioni. Accetto il sorriso e lo sgranocchio tutto.
Non la penso come te Franca, la scrittura illumina, manifesta, la parola è il canto del creato. Se chi ha voce parla.
Gentile Signora Frnaca, tra ombelichi, stelle, vanghe e la presenza profumata di Blue, mi permetto di segnalarti una nuova pulsazione del core 'e Napoli :)) Unsu
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Non tutte le parole scavano.A lcune incollano, altre tagliano, altr guarisocno, altre illuminano, altre avvitano, altre svitano. E' la famosa teoria della cassetta degli attrezzi.
"inumare ciò che va..."
No, no: parola inumana (mai inumante) e parola terrena che si confrontano, si sfidano. Avercela, magari, una parola creatrice. E forse l'abbiamo. E' il raccogliere che sta nel raccontare. IL LOGOS nasce proprio come racolta (ho letto un saggio dove si parla di legumi e logos...)
vado a preparami per il concerto di stasera. (su testi di Mallarmé)
PLayer
ah come si infiltrano, queste parole, persino nei concerti. ma mi duole constatare che non esiste parola che non sia tutta umana, perché la parola umana finge qualsiasi altra parola. La parola è utensile, sebbene partecipi più della natura dell'aliosso che di quella della ciotola, ma la scrittura, ahi, la scrittura. Strumento di strumenti - come la mano, come l'anima - si scava da sola la fossa. Questo mi piace: che sia così ferma e caduca, così creatrice mentre è impegnata a dissipare. Non so voi, ma io mi sento sempre sotto la linea di caduta. (e mi scanso, quando posso).
ps: Mr. Player, se fosse un altro gioco e un altro giocatore ce lo racconterebbe, il suo concerto per note e Mallarmé?
Signora, abbia pietà di me, parli un po' più semplicemnte!
Non parli piovòrno e criptato...
uhm, che bella parola, piovòrno. la aggiungo alla mia collezione.
Pescatori di parole
Si può dire che il sole si scavi la fossa mentre crea e dissipa? Si può dire, così come per la scrittura che anima ed illumina
Allora sarà stato bello. Qui, come vede, non abbiamo questa possibilità: qualunque cosa, tra noi e le parole, sono parole.
Bleusouris, siamo condannati da ciò che ci illumina. E' questo il bello. (ma oggi sono frivola, ho appena comprato un mascara waterproof e non so di ombre, fosse e cadute: oggi sono eterna).
Signora Franca, leinnon solo è eterna, ma è profonda con il suo waterproof.
L'ho appena detto a Player che comincia ad essere geloso di lei.
Il mio waterproof in questo momento è una delle cose migliori di me. Quanto a Mr.Player, non credo che conosca lo zelo della gelosia.
Su, su Signora Franca, oggi il suo ombelico mi sembra un po' depresso:
l'attesa, l'estroflessione, il movimento - da moto a luogo - oggi non
le brilla.
Buona serata signora.
Lei ha una strana persistenza, gentile orifiamma. Il suo, mi sembra zelo. Ed, etimologicamente parlando, lo zelo mi fa pensare a...
In effetti sono geloso. Oggi ho comprato una maschera waterproof (per immergermi meglio nelle parole dei blogger)
raccogliere coralli o far strage dandoci di fiocina? ma lei lo sa che le parole raccolte sul fondale ricrescono subito? la barriera logorallina ci circonda e ci separa dal mondo. o forse no
Buona sera Signora Franca. Mi preparo una bottiglia di Leyda e, in attesa che si carichi, ti saluto cordialmente. Unsu
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metal
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