PASSIM PERDUTI
Ohibo'. E io che credevo che il piccolo botto, il blogbang in corpo 12, mi garantisse dagli effetti collaterali della nascita (anagrafe, definizioni di genere, occupazione di suolo pubblico).
Bastava, pensavo, sedersi al centro di questo spazio vuoto, con la bandierina in mano, per farlo - dirlo - mio. M-Io.
Il resto sarebbe andato da sé: son macchine intelligenti, semoventi e sedicenti, per quanto ne so. I blog, dico, e gli altri testi che qui indossiamo (mica ci vorrete nudi come selvaggi, no?).
E invece no.
Mi dicono subito: guarda lì, quell'avverbio. Ce l'hai inclinato come XXX. E porti gli aggettivi come YYY, un poco fuori centro, col vezzo che ti stiano impercettibilmente larghi. Quando fai la nominale, poi... chi non capirebbe che sei ZZZ? Nominale, additiva, elencomiastica. Dài, sei KKK, per forza.
Dunque, il mio essere signora Franca - proprio lei, ipsa, lei in persona (lei in maschera, di quelle maschere che amplificano il volto) - si fonderebbe su un ben articolato sistema di ricorrenze - lei la stessa d'altre volte, idem come sopra e sotto e passim.
Non mi resta che far collazione.


4 Comments:
Beh, quando usi la frase nominale ti manca la copula e quindi potrebbe essere un altro indizio per scoprire la tua identità: un essere androgino o cos'altro?
Penso che tu abbia ragione, non ha senso chiedersi chi ci sia dietro una scrittura, essa ha una sua propria voce, ed indagare su chi sorregge la penna non significa comprenderla meglio
Non è un essere androgino. La Signora Franca è mia madre.
ho udito menzionare il mio nome...
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