ASTUZIA SIMMETRICA

Forse l'amore è un'astuzia simmetrica: l'astuzia è in quel coprirsi che è uno svelarsi, la simmetria è un sogno allucinato, nella camera di velluto sanguigno che per ognuno di noi è stata l'amore originario, quella in cui non si smette di voler tornare...
Forse l'amore è lo sguardo cristallino e perfettamente vuoto di una fata ignorante, abbrunato da una candela che fa ombra invece che luce...
Forse l'amore è nell'impero delle luci: la notte e quel lampione e il suo cerchio solitario, le finestre calde e, sopra, incongruo, verisimile, il giorno che si allarga placido, azzurro, incomprensibile...
Forse l'amore è nelle notti di Pisa, quando la torre e la piuma si toccano, nel mare d'erba blu mare e sotto il cielo cubico...
Forse l'amore è davvero nei guanti da chirurgo appesi in bell'inclinazione accanto alla testa di gesso dell'arte tutta (e De Chirico la chiamò "Canto d'amore", quella composizione di vuoti, archi e assenze perfettamente ortogonali)...
Forse l'amore è nei sonagli che fioriscono più alti degli edelweiss, nelle locomotive che sgorgano dai caminetti, nelle rose grandi quanto una stanza, nelle coppe grandi quanto una pianura, nel ponte di Eraclito che non scavalca mai la stessa acqua...
Forse l'amore - a vedere Magritte e la sua "Storia centrale", storia dell'ineffabile e del mostruoso, storia dello stupefacente e del definitivo - è la scintilla occasionale, ma attentamente propiziata, che divampa di colpo nell'inestricabile - infiammabile - intrico tra le cose, i puri segni che sono o potrebbero essere, i puri sogni che potrebbero diventare, l'indipanabile errore che le fa esistere, così cieche, opache, resistenti...
Forse l'amore è l'asprezza a olio con cui, dicono, Magritte dipingeva ossessivamente una scena a suo modo primaria: il suicidio della madre, annegata e riemersa, livida, candida, col volto coperto e il corpo nudo...
Forse l'amore è quel nodo alla gola, quella "bellezza convulsiva" che deve prenderci quando osserviamo gli oggetti che cambiano, trascolorano, diventano altro...
Forse l'amore è cedere, docili, alla corrispondenza tra nome e cosa, come di solito alle cose corrispondono i nomi ("uomo che scoppia a ridere", "catapulta del deserto", "fantino perduto", "splendore del temporale", "corda sensibile"), nella vasta voragine d'assurdo che è la realtà...
Forse l'amore è nei continui tradimenti della memoria, quella finzione spietata che ci governa, ci anticipa, ci retroagisce (e la memoria di Magritte è un volto di gesso di tristezza spiovente e severa - fu modellato, dicono, sul volto d'una donna annegata nelle acque marroni della Senna - appena ornata da un fiore di sangue alla tempia)...
Forse l'amore è nei ricordi inventati - l'arte non è forse ininterrotta fucina di ricordi falsi che riconosciamo come nostri? - , nelle volontà apparenti che nascondono altri desideri, nei moti apparenti che nascondono altre immobilità... Forse l'amore è nell'inspiegabile che continuiamo a cercare, con asprezza a olio, a tempera, a carboncino, sulle labbra di un altro, lo stesso...
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